08 marzo 2010

HOLE / ATTO SECONDO

Milano, Magazzini Generali - 19.02.2010

Dopo undici anni di assenza dai palchi europei, il pubblico intervento ai Magazzini Generali di Milano per assistere al ritorno di Courtney Love sembra essere lo zoccolo duro dei fan.
Un pubblico rispettoso e quasi riverente (e ansioso di vedere se, prima di tutto, il concerto ci sarà), con qualche pseudo-Courtney, come da copione, con teste a 40 vol. e rossetti rubini, e varianti emo del grunge, ma per lo più quasi-trentenni ritornate, come vuole una delle muse di Courtney Love, Stevie Nicks, on the edge of seventeen (vedi la sottoscritta). Merito/colpa anche delle tiratura limitata dei biglietti, finiti quasi subito, e della pubblicità in sordina dell'evento.
Le note di Mozart e Ravel che risuonano nel pre-show preannunciano che il concerto non intende essere una farsa. Dopo una dispersione quasi ecclesiastica di fumo, sul crescendo del Bolero, entra Nostra Signora dei perenni disadattati. Look da eroina preraffaellita, Rickenbacker semiacustica come alle origini, e subito l'intro-manifesto delle Hole, Pretty on the Inside. Il blues-punk si fonde con Sympathy for the Devil. L'ironia è evidente: non esiste un'altra figura che, nel corso degli anni, sia stata demonizzata quanto lei, tanto da autoconvincersi probabilmente di essere il demonio in persona (o se preferite “A walking study in demonology”).
La scaletta è una selezione ben equilibrata di vecchi successi obbligatori (Celebrity Skin, Violet, Miss World, Doll Parts), deviazioni inaspettate (Reasons to be Beautiful, Northern Star, la cover dei Fleetwood Mac Gold Dust Woman), e anticipazioni del nuovo album lungamente atteso e dalle genesi travagliata, tra la clinica di disintossicazione dove tutto è cominciato, Los Angeles, New York e Londra. Tra queste, la canzone da bolgia Skinny Little Bitch, il tentativo di popsong perfetta- con lo zampino di Billy Corgan- Samantha, e brani più corposi e riflessivi, come Letter to God , la title-track Nobody's Daughter, How Dirty Girls Get Clean. Non semplici riempitivi, ma brani dove si percepisce passione ed anche sete di rivincita, ma soprattutto la voglia di rimanere vivi nonostante tutto. Perché Courtney Love non incarna il demonio, non siamo in un inferno dantesco-cristiano, ma piuttosto in un inferno pagano, dove veste i panni di un'Euridice sì dannata dal proprio eroe, Orfeo, come nel mito, ma salvatasi con le proprie forze. Che lo scotto da pagare siano varie lacune nella memoria (ha un teleprompter che le manda i testi delle canzoni), pesanti modifiche estetiche, e perenni guai legali, stasera poco ce ne importa.
I poster promozionali dell'album solista American Sweetheart, totalmente ignorato nella scaletta, mostravano una Courtney pin-up con su scritto “Did You Miss Me?”. La risposta, a questo punto, per noi è ovvia.

02 marzo 2010

Post-2000... anno per anno

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Jello Biafra @ estragon 2009