24 agosto 2009

puntata 23-24 agosto 2009

Jello Biafra w/ The Melvins- Yuppie Cadillac
Buzzcocks- Boredom
Wire- Two People in a Room
The Jesus and Mary Chain- Far Gone and Out
Melanie- Brand New Key
Bob Dylan- Beyond Here Lies Nothin'
Willy DeVille- You Got the World in Your Hands
PJ Harvey- No Girl so Sweet
The Soft Boys- Old Pervert
David Bowie- Scary Monsters (and Super Creeps)
Diaframma- Aspettando te
Bellini- Wake up under a Truck
Dinosaur Jr- Pointless

15 agosto 2009

intervista ai Frontiera

All'inizio degli anni '80 si era già consumata la prima ondata punk e il fenomeno aveva preso varie direzioni. Da una parte le band che già avevano firmato per le major, da un'altra quelle che la moda aveva estinto, ed infine la nascita di nuove e stimolanti sottoculture. Tra queste, l'hardcore americano e l'anarco-punk britannico erano i poli di riferimento per l'Europa ed anche per l'Italia, dove nasce una scena molto stimolante ed osteggiata dal sistema: il punk-hardcore italiano. Gruppi come Raw Power (Correggio), Negazione (Torino), Raf Punk (Bologna), Nabat (Bologna) e Kina (Aosta) sono solo alcuni degli esempi di quanto fosse in salute il sottobosco punk di quegli anni.
Sergio Milani, di cui segue l'intervista, è stato batteria e voce dei Kina dalla nascita della band nei primi anni '80. Quasi tutto quello che hanno pubblicato è uscito per l'etichetta indipendente BLU-BUS, cooperativa artistica che loro stessi hanno fondato assieme a Stefano Giaccone (Franti).
I Kina si sciolgono nel '97, e nel '99 entrano in scena i Frontiera, rinnovandosi di 1/3 di organico. Ad Alberto e Sergio, già chitarra e batteria nei Kina, si aggiunge Robertino. I Frontiera hanno fatto uscire 3 mini ed un album: Meno di zero, Strana corsa, Ti ho visto in piazza, Sulle impronte dei giganti.

-Cristian: Il progetto Frontiera compie 10 anni in questo 2009, tu, Alberto e Giampiero avete sciolto i Kina nel '97, ma dopo due anni vi siete messi di nuovo in corsa, tu e Alberto come a riempire in vuoto.
-Sergio: Con i Kina nel '97 si era chiusa un'epoca, non era più il caso di andare avanti con lo stesso nome, però la voglia di suonare c'era sempre. In realtà l'unico che ha chiuso con il gruppo è stato Giampiero. Quindi io e Alberto abbiamo fondato i Frontiera e questa scelta ha comportato qualche difficoltà nel promuovere questo nuovo gruppo. La gente alcune volte ragiona per stereotipi, quindi “Kina sì”, “Frontiera no”, anche se musicalmente è cambiato ben poco, visto che 2/3 di Kina sono confluiti nei Frontiera.

-Cristian: Anch'io sento questa continuità naturale, anzi siete diventati più bravi a suonare. Credi che il disco del 1988 “Se ho vinto, se ho perso” sia il vostro punto di svolta artistico-musicale come qualità e capacità creative?
-Sergio: E' una cosa che dicono in tanti e può essere vero, anche se penso che ci sia un'evoluzione naturale in ogni disco dei Kina e anche dei Frontiera, sempre diversi l'ultimo dal precedente. È comunque vero che quel disco rappresenta un paletto importante nella nostra discografia.

-Cristian: Inizio anni '80. La passione per la musica, l'esplosione di fenomeni come l'anarco-punk nel Regno Unito, l'hardcore negli Stati Uniti. Facevi il dj in una radio privata poi avete formato una band, scelte che hanno contraddistinto la vostra vita fino ad adesso. Cosa porta a buttarsi in tutto questo, compresa la nascita di una cooperativa-etichetta discografica come la BLU-BUS?
-Sergio: Il punk dell'inizio degli anni '80 è molto diverso da quello che c'era stato prima. La prima ondata (Sex Pistols, The Clash, The Stranglers, Ramones) arrivava attraverso le multinazionali che si sono subito buttate dentro a questo fenomeno, promuovendo questi gruppi attraverso radio e TV nazionali e locali. Potevi far richiesta di materiale promozionale, e se bazzicavi in questi ambienti ti arrivava. C'era l'aspetto ideologico che ci accomunava al punk '77, il “Do It Yourself”, ma il messaggio dell'autodistruzione era una cosa che mi faceva cagare. Io non ero autodistruttivo e ho cercato di mettere del mio, ed ho avuto la fortuna di incontrare gente che la pensava come me. Il punk-hardcore, come lo abbiamo vissuto noi, nasce dal superamento dell'autodistruzione del punk '77, anche se comunque ci sentivamo degli emarginati e forse questo ci spingeva più di altro il nostro malessere.
-Cristian: Suonavate per voi stessi
-Sergio: Non era certo la ricerca di un bel suono, avevamo bisogno di liberarci attraverso la musica, a differenza del cosiddetto “punk odierno”, dove i ragazzini di adesso, con trent'anni di riferimenti ripropongono in musica uno stile musicale, non un'attitudine. I nostri riferimenti all'epoca erano gli stessi che ci facevano schifo (Rolling Stones, Who) per l'aspetto commerciale e l'atteggiamento da rockstar. Quindi quello che suonavamo eravamo noi con la melma che avevamo dentro.

-Cristian: Registrare un disco adesso è sicuramente più semplice che trent'anni fa, la musica è più accessibile e scaricabile. Nonostante questo il panorama attuale suona estremamente più piatto. Puoi provare a raccontare cosa voleva dire fare un disco in quegli anni?
-Sergio: Era un casino. Quando trovavamo una sala di registrazione, noi da non-tecnici, dovevamo spiegare al tecnico di turno che cacchio di musica volevamo fare e questo si metteva le mani nei capelli. Portavamo i dischi per dare un riferimento, ma significava andare contro quelle che erano le sue doti o qualità professionali, come la pulizia del suono, la precisione; volevamo suonare tutto in diretta perché separatamente non eravamo capaci e quando cantavamo era il disastro dei disastri. Per noi cercare uno studio voleva dire fare centinaia di chilometri, perché in Valle d'Aosta non c'era niente. E dopo che registravi il disco dovevi cercare la fabbrica che ti stampava il disco che ti chiedeva “ma li avete i transfert?”, e tu “ma cosa sono i transfert?”. Dopo mille sbattimenti avevi 1000 copie del disco, che però eri anche sicuro di fare fuori subito, perché in fin dei conti il movimento punk di quegli anni era protetto e cooperativo. Appena la gente del circuito sapeva che usciva un disco nuovo, con grande passaparola, si creava un giro di richiesta del materiale, dove tu spedivi i dischi e in cambio ti venivano spediti i soldi. E nessuno più lo farebbe. Paradossalmente adesso con la rete tutto è più vicino, ma in realtà più lontano. La gente si scarica migliaia di giga di musica che non ascolterà mai, a parte quelle due cose che già conosce. Assistiamo ad un fenomeno dove i gruppi creano un sito, un Myspace e magari fanno un CD, e magari non hanno mai fatto concerti. Per me vivere la musica è sempre stata un'altra cosa, ovvero esprimere quello che siamo, senza cercare il successo, mettendo in ogni nostro disco solo canzoni delle quali eravamo veramente convinti, scartando anche molti brani, nel momento in cui dovevamo registrarli.

-Cristian: Il mio primo approccio ai Kina è stato il disco “Parlami ancora”, del 1991, con tanto di dedica ai partigiani della seconda guerra mondiale. Esiste un parallelismo in quell'album fra la storia partigiana e il fenomeno che si era creato negli anni '80?
-Sergio: Ognuno ci trova un po' i paralleli che vuole. Noi ce lo sentivamo. In quegli anni c'era una repressione molto forte e noi eravamo quelli che andavano contro le istituzioni, anche se logicamente non rischiavamo l'impiccagione o di essere fucilati. I partigiani hanno lottato per avere un'Italia diversa anche da come se l'aspettavano, e noi recuperando o una certa attitudine volevamo creare un'alternativa allo status quo generale, il famoso mondo mai visto (canzone dei Kina, n.d.a.). Volevamo lasciare qualcosa di buono, ma era praticamente impossibile non infrangere certe regole.

-Cristian: Nei vostri dischi di un tempo è ricorrente il tema del viaggio, anche come via di fuga dalla vostra provincia. Siete riusciti a trovare un equilibrio dopo quasi trent'anni di vita on the road?
-Sergio: Io amo le montagne e probabilmente non riuscirei a vivere in una metropoli. Ma è anche vero che qua in Valle il fermento culturale è fermo perché non c'è veramente niente. Avremo suonato più volte a Berlino magari davanti a 1000 persone e nella nostra città davanti a 50. Obbligati quindi a spostarci per forza, sempre.

-Cristian: I Frontiera iniziano ufficialmente nel '99 con il mini “Meno di zero”, poi l'album “Strana corsa” nel 2002, e il mini “Sulle impronte dei giganti” dove c'è un pezzo particolare per il vostro stile che si chiama “Omp sul confin”, assieme al cantautore friulano Fabiamo Riz.
-Sergio: E' un'amicizia che va avanti da parecchi anni, abbiamo suonato spesso insieme e ci siamo sempre ripromessi di registrare qualcosa insieme.

-Cristian: State presentando pezzi nuovi nei vostri concerti?
-Sergio: Sì, abbiamo già le canzoni per il nuovo album, anche se non è definito al 100%. Il riscontro è abbastanza buono nei live, lo stile è sempre più o meno quello. Solo qualche storia in più da raccontare.